L’Ostéo4pattes

082 – Osteopatia degli ofidi

Créé le : giovedì 22 settembre 2011 di Ivo Lalla, Stephan Cayre

Dernière modificaton le : mercoledì 6 dicembre 2017

L’insieme delle tecniche e metodi di manipolazione utilizzati in osteopatia è ampiamente descritto nei Mammiferi domestici : i Carnivori domestici, il Cavallo, ma anche i Bovini e i Piccoli Ruminanti. D’altronde, sono proprio queste specie il supporto dell’insegnamento dell’osteopatia veterinaria attuale.
Eppure i Nuovi Animali da Compagnia sono ugualmente manipolabili con facilità, soprattutto la cavia, il coniglio e il furetto. Diverse pubblicazioni ne hanno già dato le basi.

In questa sede ci interesseremo delle tecniche manipolatorie dei serpenti.

Gli Ofidi che ci interessano sono i serpenti classificati come non velenosi, per delle evidenti ragioni di manipolazione. I buoni candidati per l’osteopatia sono quindi i serpenti Aglifi (di cui i più conosciuti sono i Boidi), o gli Opistoglifi (come ad esempio il colubro lacertino, o colubro di Montpellier, le cui zanne molto posteriorizzate non possono mordere le grosse prede).

Qualche richiamo di anatomia è necessario per capire la particolarità delle tecniche manipolatorie in queste specie. La colonna vertebrale comprende da 160 a 400 vertebre molto articolate, anche se le numerose apofisi limitano l’angolazione possibile tra due vertebre per proteggere il midollo spinale. La cintura scapolare è assente, ma persiste talvolta un vestigio della cintura pelvica nei serpenti primitivi come i Boidi. Le coste sono articolate per mezzo di una sola faccetta articolare sui corpi vertebrali, ma non sono articolate tra loro ventralmente, il che permette un’apertura molto ampia. Il cranio è molto particolare : è articolato e presenta una separazione delle diverse ossa della mascella. I mascellari possono spostarsi l’uno rispetto all’altro, ma anche rispetto al resto del neurocranio. La mandibola è ancora relativamente rigida nei Pitonidi, ma diventa leggera e molto mobile nei Colubridi.

A causa di queste particolarità anatomiche, le disfunzioni osteo-articolari più frequenti che incontriamo sono dovute a un cattivo riposizionamento della mandibola e dell’osso quadrato (nella figura indicato come "carré", NDT), o ancora degli pterigoidei. Un altro elemento da considerare sistematicamente è il tubo digestivo. La fisiologia digestiva dei serpenti mette a dura prova gli organi coinvolti : le prede sono ingoiate intere, e l’esofago è spesso disteso in maniera eccezionale, il che può provocare delle disfunzioni che possono essere risolte grazie alla manipolazione.

L’approccio osteopatico utilizza piuttosto delle tecniche cranio-sacrali. Il Meccanismo Respiratorio Primario degli Ofidi è della stessa natura di quello dei Mammiferi. Contrariamente agli altri rettili, come i Cheloni o gli Iguanidi, la percezione dell’MRP dei serpenti permette una vera e propria tranquillizzazione, quasi ipnotica, che rilassa totalmente l’animale e lascia campo libero al terapeuta per realizzare le manipolazioni.

Le tecniche fasciali sono ugualmente di grande interesse, soprattutto nella catena muscolare para-vertebrale che è molto sollecitata durante la locomozione. La metodologia classica si applica senza alcun problema, ma seguire l’evoluzione clinica dell’animale è molto più complicato, a causa della fisiologia particolarmente rallentata di questi animali a sangue freddo. Un intervallo di due o tre mesi è sufficiente, e la maggior parte delle volte due o tre sedute sono necessarie per risolvere un determinato problema (come nei Mammiferi, d’altronde).

L’osteopatia dei serpenti è quindi realizzabile. Il solo limite a questa pratica risiede nella cooperazione dell’animale : gli Ofidi presentati in consultazione devono avere l’abitudine di essere manipolati dai loro proprietari.



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