L’Ostéo4pattes

054 – Dépêche di Sabato 27 Settembre

Un Caso Di Disfunzione Osteopatica Sacro Iliaca
Créé le : martedì 13 gennaio 2009 di Elena Villa, Stephan Cayre

Dernière modificaton le : lunedì 4 dicembre 2017

Uston è un Pastore tedesco di 5 anni da lavoro. Da qualche mese le sue performance sono nettamente diminuite: corre a “granchio”, il salto della palizzata è peggiorato, sembra mancare di spinta.

Il proprietario ha portato l’animale per una visita dal veterinario curante che ha notato un forte dolore all’estensione del posteriore destro. Poiché l’anamnesi riportava una displasia coxo femorale di grado C/D, il cane è stato messo a riposo e in terapia con antinfiammatori per due settimane.

Al termine di questo periodo, dopo un breve allenamento si ripresentano gli stessi sintomi. Un membro del club cinofilo consiglia allora al proprietario di Uston una visita osteopatica.

All’esame osteopatico si evidenzia rapidamente una classica catena lesionale: spalla sinistra in disfunzione di supinazione, T3 in FRSsx, T13 e L3 in disfunzione semplicemente per compensazione e l’ileo destro in rotazione dorsale (disfunzione di superiorità).

La disfunzione più sensibile è quella dell’articolazione sacro iliaca destra. A domande più precise il proprietario riferisce di un incidente durante un salto avvenuto un anno prima, in cui il cane è rimasto bloccato con il posteriore destro sulla cima della palizzata. La diminuzione delle prestazioni è cominciata da allora. Il trattamento è essenzialmente strutturale e il cane viene messo a riposo per 3 settimane (passeggiate al guinzaglio, nessun allenamento, nessuna gara, etc…). Non è prescritto alcun farmaco, all’infuori di una somministrazione di Arnica 5CH per 3 giorni.

Al controllo, dopo tre settimane, il cane appare molto più tonico sui posteriori. Le disfunzioni più craniali non sono che un brutto ricordo, ma l’articolazione sacro iliaca ha ripreso la precedente posizione scorretta. Quest’ultima è di nuovo immediatamente corretta.

Dopo due settimane di riposo supplementare, Uston ricomincia l’allenamento; tutto va per il meglio e i salti hanno ritrovato la loro ampiezza originale.

Ecco quindi un cane severamente colpito dalla displasia coxo femorale bilaterale che nondimeno lavora ad un buon livello la cui la zoppia non era direttamente in relazione con il suo handicap. Certo è che questo cane non sarà mai un grande campione, dal momento che le sue anche non gli permettono delle prestazioni di miglior livello, ma il suo esempio chiarisce ancora una volta che non bisogna sistematicamente condannare un cane alla chirurgia o al divano solo per il fatto di avere una lesione radiograficamente grave. È evidente che, dal punto di vista dell’osteopatia, la displasia coxo femorale è un difetto d’appiombo che induce una modificazione della biomeccanica generale delle strutture osteoarticolari globali dell’organismo. Ma una reintegrazione di questa condizione all’interno di un processo di riequilibrio funzionale permette sovente una qualità di vita nettamente migliore per il paziente. All’estremo si trovano casi come questo, a cui solo l’osteopatia trova una soluzione elegante.



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