L’Ostéo4pattes

059 – Dépêche di Sabato 20 Dicembre

Una zoppia a carico di un arto anteriore in un giovane "dogue de bordeaux"
Créé le : giovedì 8 gennaio 2009 di Elena Villa, Patrick Chêne

Dernière modificaton le : lunedì 4 dicembre 2017
  Sommario  

Vulcain è un giovane dogue de Bordeaux di 15 mesi operato a 8 mesi di osteocondrite all’atro anteriore destro. Da allora non ha più smesso di zoppicare in modo grave con quell’anteriore e il posteriore controlaterale. La sua andatura è molto rigida (il proprietario la definisce da Robocop). Per di più, in rapporto ai suoi conspecifici di casa, non gioca, è amorfo e passa la sua giornata a dormire.

La prima visita osteopatica mette in evidenza due gruppi di tensioni:

• Il primo: attorno allo stomaco ed al suo meridiano. Non è raro in osteopatia osservare regolarmente delle zoppie a carico di un anteriore, in concomitanza a delle tensioni della zona del diaframma, che si risolvono con la scomparsa di queste ultime.

• Il secondo: su un asse cranio sacrale, con una sensazione manuale caratteristica di una forza di trazione midollare elevata (confrontare l’inserto precedente). Questa forza è manipolata utilizzando delle tecniche tissutali (elaborate da Pierre Tricot, dottore in osteopatia D.O.). Questo tipo di tensioni sul sistema nervoso porta regolarmente a dei sintomi nervosi; in questo caso l’apatia.

Il risultato della sparizione delle tensioni si fa sentire molto rapidamente e in pochi giorni la marcia torna ad essere sciolta, la zoppia scompare e il cane torna ad essere giocherellone in maniera sorprendentemente rapida.

La visita di controllo mette in evidenza ancora qualche tensione dello stesso tipo (stomaco e forza di trazione midollare), ma clinicamente il soggetto si presenta bene.

Sarà rivisto un mese più tardi per una zoppia di spalla a seguito di una caduta durante una gita in montagna, ma anche quest’ultima scomparirà rapidamente.

 Conclusione:

come soleva dire in modo perentorio uno dei miei professori di malattie infettive: “Si può avere la sifilide e una rivendita di tabacchi…”

Come è avenuto in questo caso. L’osteocondrite rilevata radiograficamente non era il fattore determinante nella zoppia, perciò la sua asportazione chirurgica non ha dato i risultati attesi.

• Conviene quindi ancora e sempre interrogarsi sulla validità dei segni radiografici ai quali prestiamo alcune volte un’importanza eccessiva.

• È quindi fondamentale ricostruire i sintomi in un insieme coerente; in questo caso la tensione nella regione del diaframma era la chiave per comprendere la zoppia. La nozione di tensegrità trova qui tutto il suo valore.

• Quanto alla nozione di forza di trazione midollare elevata in un cane in crescita, era qui responsabile della letargia del giovane cucciolo e non la zoppia, se ci si concede una dicotomia.

Può anche essere che una visita osteopatica prima della chirurgia avrebbe permesso di restituire a ogni esame la sua giusta importanza nella genesi dei sintomi. Da qui l’importanza di ragionare su due binari:
il lesionale (di competenza chirurgica) e il funzionale (per esempio di competenza dell’osteopatia).

 Informazioni

Questi inserti regolarmente presenti sulla Dépêche sono l’opera di alcuni autori il cui elenco è aperto a tutti. Qualunque veterinario può proporre un testo e presentare un caso clinico, una tecnica, lo studio di una regione anatomica, etc…

Potete farci pervenire il vostro testo tramite il formulario internet:

- http://www.revue-osteo4pattes.eu/spip.php?article132



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