L’Ostéo4pattes

114 – La Dépêche di giugno 2016

Analisi di un caso semplice di osteopatia
Créé le : mercoledì 30 novembre 2016 di Ivo Lalla

Dernière modificaton le : mercoledì 30 novembre 2016

Betsie, Cavalier King Charles di 8 anni, il cui comportamento preoccupava i suoi proprietari da due mesi, e che ha ritrovato la sua gioia di vivere nelle 48 ore seguenti la seduta di osteopatia.

I sintomi si esprimono, da due mesi…

… con dei lunghi momenti di immobilità, durante i quali Betsie resta in piedi a fissare i suoi proprietari. È meno viva del solito, e non vuole più giocare. Non presenta nessun altro sintomo. L’esame clinico classico, realizzato dal suo veterinario curante, rivela solo un vago dolore alla groppa. Dopo un trattamento infruttuoso a base di FANS, e prima di effettuare un iter semiologico più tecnico (radiografia, tac…), Betsie è riferita per una consultazione di osteopatia.

Analisi della seduta di osteopatia

Al di là di questo caso clinico, che fortunatamente si è risolto in 48 ore, e che alla visita di controllo un mese dopo ha mostrato che gli effetti della seduta sono stati duraturi, è interessante andare dietro le quinte della consultazione osteopatica, che si svolge in quattro tempi : esplorazione, diagnosi, trattamento e controllo. Questi passaggi sono comuni a tutte le consultazioni osteopatiche.

L’esplorazione osteopatica…

… comincia dalla convalidazione dell’anamnesi e conferma dei segni clinici riportati dal proprietario e dal veterinario riferente. In seguito si esegue l’esame palpatorio, che inizia con la creazione di una « bolla » di ascolto reciproco tra paziente e terapeuta : il primo deve essere nell’accettazione del gesto del terapeuta, e il secondo, con la frequenza respiratoria rallentata e i muscoli rilassati, si prepara all’esplorazione nel rispetto delle reazioni del paziente, con un’attenzione particolare alle sensazioni percepite nelle mani, man mano che la sua intenzione si porta sui dettagli anatomici del paziente. In questo modo sono esplorati e valutati : l’elasticità di tutto l’apparato cutaneo-connettivo superficiale, tutte le superfici e tutti i volumi muscolari alla ricerca della minima tensione, densità o contrattura che non sarebbe normale al momento dell’esame. Si valuta inoltre la mobilità di ogni insieme osteo-articolare dalle dita delle zampe alla coda, passando per il cranio, il rachide, le coste. Una palpazione viscerale approfondita è ugualmente necessaria. Nessun componente anatomico del paziente è lasciato nell’ombra con questo approccio diagnostico manuale.

La diagnosi osteopatica…

… risulta da questa ricerca : « un tremore discreto dei muscoli intercostali a sinistra, nella parte dorsale delle coste 9, 10 e 11 », oltre a una « perdita di mobilità non dolorosa delle vertebre dorsali (dalla 10 alla 13) in rotazione destra ».

Il trattamento…

… consiste allora nel realizzare delle manipolazioni osteopatiche adatte alla diagnosi, per permettere di ristabilire la mobilità nella zona detta « in disfunzione somatica ». Queste manipolazioni sono delle combinazioni di diverse tecniche a diposizione dell’osteopata : tecniche funzionali a piccolo o grande braccio di leva, dirette o indirette, tecniche muscolari, strutturali, fasciali, tissutali, cranio-sacrali. La scelta delle tecniche è alla discrezione e all’ispirazione del terapeuta, a seconda del caso.
Il controllo è una necessità assoluta…

… poiché termina la seduta tramite una verifica rapida dell’insieme del corpo e della zona che era in disfunzione, per convalidare il risultato della cura e realizzare un’armonizzazione del corpo tramite una tecnica cranio-sacrale.

In conclusione :

L’osteopatia si rivela essere uno strumento diagnostico e terapeutico indispensabile all’ « arte veterinaria » e complementare all’iter « medico scientifico ». Quest’ultimo non può prescindere dal necessario « senso clinico » (sintesi cosciente e ragionata delle percezioni soggettive e delle osservazioni oggettive) del terapeuta, il quale finirà per scegliere, se necessario, tale o tale altro esame complementare per confirmare le sue ipotesi diagnostiche.

La pratica dell’osteopatia non è né più né meno che un approfondimento del « senso clinico », tramite un approccio « globale » del paziente e la messa in atto di tecniche manuali specifiche.



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