L’Ostéo4pattes

105 - "Dépêche Vétérinaire" di marzo 2014

LA “VETERINARIA” E L’OSTEOPATIA
Créé le : sabato 28 novembre 2015 di Bruno Denis, Ivo Lalla

Dernière modificaton le : venerdì 4 dicembre 2015

L’atto di osteopatia sta alla medicina come la danza sta all’anatomia, oppure come l’enologia sta alla chimica dell’uva o alla coltura della vigna. Il che significa che l’osteopatia è simile alla medicina, ma se ne differenzia nettamente. L’osteopatia è un’arte, come ad esempio la danza, che necessita del lavoro di ripetizione delle tecniche corporee per compiere un movimento che è oltrepassato e superato dalla precisione dell’espressione gestuale, che si traduce in una grazia che non sfugge allo spettatore attento e che il ballerino sente compiuta nel suo corpo. Nella danza c’è un legame tra il ballerino e lo spettatore. In osteopatia il “ballerino” è il terapeuta connesso ai tessuti e alle strutture del paziente, lo “spettatore” è la percezione interna (cinestetica, propriocettiva e nocicettiva) del paziente. La “precisione” del gesto osteopatico è il momento in cui il paziente si sente “liberato”.

Disegno di René Lavatelli, etiopata D.E. nel libro “Visione, tocco, relazione terapeutica”, che ci è stato dato in prestito dall’autore.

Il medico (veterinario) osserva e analizza anatomicamente le strutture corporee, ragiona sulla fisiologia cellulare, tissulare, organica, neurologica e psicologica attraverso le conoscenze scientifiche comunemente ammesse. Può aiutarsi con degli esami complementari (diagnostica per immagini, analisi biologiche). Ragiona, riflette e stabilisce una diagnosi compatibile con un’entità clinica riconosciuta dal corpo medico.

Il terapeuta stabilisce nel cuore del suo atto medico e nella relazione con il paziente un’ “impressione”, un “sentimento”, un “grado di convincimento” che accompagna la diagnosi. Si tratta del “senso clinico” che il principiante possiede meno che l’esperto, il quale ha sperimentato a sue spese o a spese del paziente le discordanze tra i due versanti della diagnosi medica : la percezione del vivente e l’analisi dei segni clinici.

In materia di biomeccanica neuro-muscolo-articolare e nelle disfunzioni neuro-fisiologiche-viscerali c’è una parte importante di casi clinici che esprime delle disfunzioni senza lesioni, e che quindi sfugge all’osservazione strumentale della medicina. In questi casi il “senso clinico” del terapeuta acquisisce tutto il suo valore, la sua ricchezza e la sua nobiltà. In effetti esso deve riposare sull’ascolto del paziente e sulla percezione di tutti i sintomi espressi dal “corpo malato”. È qui che il terapeuta (veterinario, per quello che ci interessa in questa sede) è, deve essere o può diventare “osteopata”. Deve aver disconnesso la sua abituale percezione delle cose a favore di un’altra : l’ascolto del “corpo malato” nel silenzio di un legame tra sé e il paziente, che transita dalle sue percezioni manuali. Sì, sì, è possibile. Al di là di quello che ha imparato nel suo corso di studi accademico (che non può dimenticare), è passato in un mondo di percezione-palpazione proprio all’insegnamento osteopatico e che gli ha permesso di arricchire il suo senso clinico.

L’insegnamento dell’osteopatia sviluppa delle tecniche manipolatorie che riposano su delle conoscenze neuro-muscolari e anatomiche, oltre che su conoscenze e concetti di biomeccanica (“tensegrità”, forza di trazione midollare) e del “meccanismo respiratorio primario”. Questo insegnamento apprende e sviluppa le nozioni oggettive e soggettive della percezione manuale, e la maniera di reintegrarle a un modello fisiologico o patologico.

L’apprendimento dell’osteopatia permette al terapeuta di allargare il suo senso clinico e arricchire il suo pannello terapeutico. Ciononostante, molto tempo è necessario all’allievo osteopatia per integrare una modifica dei paradigmi nella sua visione della salute e della malattia. Attualmente le formazioni sono essenzialmente post-universitarie. Oggi come oggi,[in Francia, NdT] in un’epoca in cui la professione vorrebbe proclamare il veterinario come avente diritto di esercitare l’osteopatia, sarebbe urgente che le facoltà di medicina veterinaria integrino questa disciplina nel loro corso di studi.



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