L’Ostéo4pattes

020 – Dépêche di sabato 2 giugno

Un nuovo sguardo sulla distocia
Créé le : domenica 8 luglio 2012 di Ivo Lalla, Patrick Chêne

Dernière modificaton le : mercoledì 29 novembre 2017

Vitello troppo grosso ? Oppure vacca troppo piccola ?

« Il vitello è troppo grosso, non passerà mai ! »

L’osteopatia, grazie ai suoi ragionamenti spesso “sfasati“, permette a volte di comprendere una situazione medica, e di fornire degli strumenti semplici ed efficaci per risolvere situazioni apparentemente complicate.

Legenda : non è sulle vacche più piccole che ci sono i più grossi problemi di parto…

Nella pratica buiatrica il veterinario assiste i parti, e a volte è portato a fare dei cesarei. La ragione principale per cui si effettua la decisione operatoria è chiamata "eccesso di volume". Questo supposto eccesso di volume del vitello è talvolta reale : vitello di 80 kg su una primipara di due anni, ad esempio ; ma queste situazioni non rappresentano la regola generale.
Vi proponiamo un gioco che è meno banale di quello che sembra : rimpiazzare la parole, portatrici di senso, ma anche conformatrici di spirito, con delle parole equivalenti. Il vitello troppo grosso non può essere rimpicciolito, a meno di effettuare un’embriotomia, il che non ci permetterà di tenere in vita il nascituro ; quindi abbandoniamo questa pista. Ma un eccesso di volume del vitello corrisponde a una strettezza della filiera pelvica ? Fin qui non abbiamo fatto altro che invertire lo sguardo dal contenuto al contenente. D’accordo per la strettezza.

Possiamo allargare qualcosa che è troppo stretto ?

Sappiamo tutti che nelle ore precedenti il parto, la vacca si "cassa" [NDT : « la vache se casse », letteralmente « la vacca si rompe », espressione francese che indica il rilasciamento del legamento sacro-ischiatico, che dà un’impressione di "gradino" alla base della coda]. In extenso i legamenti che ritengono il quadro osseo del bacino si rilasciano fortemente, il che assicura una deformabilità massima della filiera.

Bisogna quindi tener conto che la conformazione del bacino al momento del parto non ha nulla a che vedere con la sua conformazione allo stato fisiologico, anteriore al parto. È impossibile cambiare (e quindi "allargare") la conformazione fisiologica del bacino anteriore al parto, che è il risultato della genetica, della crescita, dell’alimentazione e dei traumi subìti.

Ma si può influenzare il passaggio dalla posizione fisiologica del bacino a quella del bacino pronto per il parto ?

La risposta osteopatica è « sì ». I legamenti in gioco nella distensione e nella deformabilità possono essere in disfunzione osteopatica, cioè troppo tesi e indeformabili (o meglio : deformabili a condizione che il rilassamento sia doloroso), il che occasiona un fastidio nel bacino al momento della deambulazione, che passa spesso inosservata. Il corollario è che, malgrado l’impregnazione ormonale, non potranno distendersi sufficientemente per permettere il passaggio del vitello, per due meccanismi :

- insufficiente lunghezza del tendine e di rilassamento del quadro osseo
- dolore associato, che impedisce l’instaurarsi di contrazioni uterine coerenti.

Una diagnosi osteopatica di tensione sacro-iliaca, lombare, ischio-sacrale, eccetera al momento dell’intervento ostetrico permette di comprendere la natura del problema, e le tecniche strutturali o funzionali appropriate risolveranno le disfunzioni. Si induce un rilassamento istantaneo dei legamenti incriminati, il che è spesso sufficiente per realizzare il parto per le vie naturali.

E non disdegniamo il nostro piacere di buiatra nottambulo e pragmatico : alle due del mattino, significa che andiamo a letto un’ora prima !



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