L’Ostéo4pattes

021 – Dépêche di sabato 9 giugno

Test Di Mobilita Articolare In Osteopatia
Créé le : giovedì 5 luglio 2012 di Bruno Denis, Ivo Lalla

Dernière modificaton le : sabato 9 febbraio 2013

Si tratta di una tecnica manuale di valutazione del grado di integrità funzionale dell’articolazione nell’insieme dei suoi movimenti.
Si prendono in considerazione innanzitutto i macro-movimenti animati dal sistema dei muscoli agonisti e antagonisti, controllati dal sistema nervoso volontario (vie piramidali) et del sistema nervoso autonomo (vie fusali). In seguito ci si interessa ai micro-movimenti, corrispondenti alla mobilità adattativa dell’articolazione. L’obiettivo è di cercare le barriere motrici strutturali, muscolari e tissutali, e di localizzare le disfunzioni somatiche, dandogli un senso (rotazione interna o esterna, estensione o flessione).

Il test si effettua a tre livelli della struttura :

1. il livello osteo-articolare, valutato grazie alla mobilizzazione degli elementi della struttura articolare, gli uni rispetto agli altri, in tutti i sensi di mobilità possibili ;
2. il livello membranoso, che permette di valutare tutto il tessuto peri-articolare, e che potrebbe chiamarsi "fascio-aponevrotico-ligamento-capsulo-meningéo" a seconda della zona in cui viene realizzato il test ;
3. il livello liquido (fluido) che permette di sentire la potenzialità del movimento (motilità). La percezione di questo movimento chiede dalla parte del terapeuta un certo livello di concentrazione (rilassamento e equilibrio interiore, attenzione e presenza).

Il principio di base è di mobilizzare uno dei livelli della struttura attorno a un punto di equilibrio, chiamato "punto neutro di salute" se l’articolazione non è sede di una disfunzione somatica. Nel caso contrario, le disfunzioni perturbano l’equilibrio delle tensioni sull’articolazione e il punto di equilibrio si chiama "punto neutro di riposo". Nel primo caso il movimento della struttura testata si effettua simmetricamente attorno al punto neutro. Nel secondo caso, invece, il movimento osservato è diminuito in un senso e aumentato nell’atro. La restrizione di mobilità in un senso è occasionata dalle reazioni tissutali (edema, congestione, fibrosi…) o da reflessi neuro-muscolari (contrattura). Così, quando il terapeuta effettua un test di mobilità, la disfunzione somatica impedisce il movimento delle strutture nel senso opposto alla sede della disfunzione stessa. In altre parole, la disfunzione somatica esiste dal lato in cui il movimento è aumentato. Si dice che la disfunzione esiste nel senso della mobilità massima.

Legenda : la mano sinistra mobilizza l’articolazione omo-serato-toracica (in extenso la superficie di scivolamento della scapola sul torace, per mezzo dei muscoli dentati), dorsalmente, ventralmente, caudalmente, cranialmente, in compressione, in decompressione e "a campanella". Si può far variare la posizione della testa con la mano destra, il che spesso dà dei risultati diversi. P. Chêne

È proprio durante questa diagnosi delle disfunzioni somatiche che si opera la scelta della (o delle) tecniche osteopatiche con un metodo diretto (il gesto terapeutico cerca di passare la barriera motrice nel senso opposto alla disfunzione) o indiretto (il gesto terapeutico tenta di esagerare la barriera motrice nel senso della disfunzione) : tecniche strutturali, di energia muscolare, di esagerazione funzionale, di messa al neutro.


[1] Eric DEGEN « Propedeutica osteopatica » * Formazione all’osteopatia veterinaria Facoltà di Medicina Veterinaria di Nantes (École Vétérinaire de Nantes) – 2003/2005



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